mercoledì, luglio 23, 2008

Il dilemma del progettista

Jane McConnell, parlando del ruolo chiave dell'uomo HR nei progetti intranet, descrive nel contempo due esempi di diverso approccio nella promozione dei tools intranet all'interno dell'organizzazione:

1) "Rendi disponibile il tool e lascia che le persone che lo useranno guidino la strategia"

2) "Carca di capire bene come le persone lavorano e dai loro ciò che gli serve"

L'alternativa, insomma è: apertura o metodologia? Comportamenti emergenti o User Centred Design? Jane non prende posizione per l'una o per l'altra, ma si limita a rilevare come entrambe possano giocare un buon ruolo nell'evoluzione della intranet (per inciso: Jane attribuisce ad HR un compito fondamentale in questo, e io sono d'accordo).

Confesso che propendo, per inclinazione personale prima ancora che per metodologia adottata, a privilegiare la seconda soluzione, anche se la prima conserva un suo fascino, subordinato tuttavia alla capacità dell'organizzazione di adattarsi in modo rapido ai diversi utilizzi emergenti dei software. Direi che, in estrema sintesi, la prima soluzione può funzionare, a mio parare, in contesti più maturi dal punto di vista culturale e organizzativo.

Sia come sia, quello che è sicuro è che non c'è una terza alternativa a questo dilemma (ci possono esseere semmai dei compromessi), e in particolare non funziona - mai - questa terza possibilità (che Jane, curiosamente, non prende in considerazione):

3) "Metti in piedi il tool perché è di moda e i consulenti ti hanno detto che è fico e costruiscilo secondo la tua personale idea di come dovrebbero andare queste cose e fregatene delle persone che lo useranno tanto tu ti stai divertendo un casino e ai Capi piace come gli hai venduto 'sta cosa e quindi tutto va a gonfie vele. E poi comunque è gia tutto realizzato per cui...".

Ecco, questo proprio no.



Usate bene il vostro tempo

Come dovrebbero ripartire il loro tempo gli intranet manager? La posizione di Catherine Grenfell ha il pregio di essere chiara. Secondo lei una ripartizione equilibrata dovrebe essere

30% Mantenimento ed esercizio giorno per giorno
40% Nuovi progetti e nuove iniziative
30% Gestione delle relazioni con la redazione e i vari referenti

Non ho niente da aggiungere tranne che, molto spesso, nella realtà queste percentuali subiscono inquietanti variazioni a seconda di quali siano gli attori in gioco. Potremmo fare degli esempi e mettere delle percentuali spannometriche:

Intranet progettata e gestita dagli informatici
50 - 40 - 10

Intranet progettata e gestita con consuenti esterni
1- 98 - 1

Intranet gestita da quelli di Risorse Umane
10 - 30 - 60

Intranet gestita da quelli della comunicazione
10 - 10 - 80

Intranet gestita dalle linee operative
80 - 10 - 10

Sono percentuali date un po' a naso, ma secondo me si avvicinano. Voi che dite?

 

postato da 02068449 | 14:38 | commenti
categorie: strategie intranet



martedì, luglio 22, 2008

Intranet e call center

Credo che chiunque si occupi di creare spazi intranet dentro i call center dovrebbe leggersi questo articolo di Elizabeth Marsh, perché bette bene in luce le questioni chiave che ruotano attorno a quel mondo.

Come tutti possono intuire, progettare spazi in quei contesti costituisce una sfida progettuale su molti fronti: tecnologico, ergonomico, manageriale, culturale, organizzativo. Ma i risultati possono andare ben oltre le aspettative di breve periodo.

La sfida è aperta...

postato da 02068449 | 19:26 | commenti
categorie: segnalazioni, strategie intranet



domenica, maggio 18, 2008

Non male...la mappa mentale

Potrei sbagliarmi, mi sembra che in questo periodo il tema delle mappe mentali stia subendo un'accelerazione sia nelle riflessioni teoriche che nelle pratiche diffuse: Umberto Santucci ne parla da tempo, e anche Luisa, da sempre affascinata dalle forme e dai risvolti pittorici del testo, dedica a loro più di un post.

Per non parlare di chi, come Roberta Buzzacchino, ne ha fatto il centro della sua riflessione online.

Insomma, sono lieto che questo tema si sia di recente intersecato con quello delle intranet, grazie al sempre pregevole lavoro di James Robertson e di Column two: ecco qundi una splendida mappa mentale dedicata allo sviluppo di intranet.

 

mappa_mentale_sviluppo_intranet

Ed ecco il link al post originale. Potetre scaricare la mappa ad una risoluzione più accettabile.

postato da 02068449 | 18:35 | commenti
categorie: strategie intranet, mappe mentali



giovedì, aprile 17, 2008

Non facciamoci trarre in inganno…dalla realtà

Stamattina, assieme a Cristiano, ho fatto una puntata allo Knowledge Box - Spring 2008, una conferenza periodica (ultra sponsorizzata) dedicata ai temi del rapporto tra tecnologie e condivisione della conoscenza. Finalmente ho potuto sentire dal vivo Mariano Corso che parlava dei risultati della ricerca sull’Enterprise 2.0 nelle aziende italiane.

Non farò una sintesi di quello che è stato detto: mi limito a ribadire una cosa che mi ha sempre colpito di queste ricerche, ovvero il profondo distacco che riescono a delinare tra la luminosa prospettiva di intranet (e aziende) collaborative e l’oscura realtà di aziende impreparate, impaurite, disincantate.

Questo distacco tra ciò che sarebbe bello fare e quello che in realtà ci troviamo a maneggiare è vissuto, in genere, senza il minimo imbarazzo e di questo mi sorprendo sempre.

A volte è come se chi si occupa di queste cose (consulenti, venditori  di tecnologia, ricercatori) avesse costruito un proprio luminoso mondo dove tutto questo funziona a meraviglia e se nella realtà le cose non vanno come si sperava beh, tanto peggio per la realtà.

Ora, la domanda è questa: perché mai, se queste tecnologie sono così promettenti nella gestione della conoscenza, esse vengono spesso prese con sufficienza quando non apertamente osteggiate nelle aziende?

Ne ho parlato spesso su questo blog, e oggi vorrei provare a sintetizzare alcune riflessioni, che derivano dalla mia esperienza sul campo di persona che a volte si trova a lavorare con altre persone che sono già passare per stuoli di consulenti, ricercatori, venditori di tecnologia e che in genere ne ha le tasche piene.

Ponti cognitivi
Le persone sono abituate a lavorare in un certo modo. Mandano fax, si scambiano una valanga di mail, usano delle procedure sedimentate nel tempo, mettono i documenti nei dischi di rete. Le persone sono ostili ai cambiamenti, anche quelli che nelle nostra testa sembrano dei cambiamenti fichissimi. È Così.

Quando le persone snobbano i nostri nuovi sistemi spesso è perché non riescono a farsene una adeguata mappa mentale, non sono capaci di tradurli nel loro repertorio e di appropriarsene in modo pertinente. Noi diciamo "social network" e loro hanno in mente la rubrica del telefono. E noi dobbiamo saper tradurre questi linguaggi. Siamo pronti a farlo? 
 
Se le tecnologie non favoriscono dei ponti cognitivi tra il vecchio e il nuovo esse rimarranno, per i più, un mistero o un gioco da mentecatti. Ecco perché i wiki, con buona pace di Mariano – ciuffo ribelle – Corso, restano un oggetto ambiguo, complicato e per ora confinato ad alcune elite professionali interne. Ecco perché i feed RSS restano una sigla da smanettoni fino a che non mostriamo alle persone come funzionano e che cosa possono fare per loro.

Ed ecco perché, al contrario, i blog tendono in media a funzionare meglio ed in modo più immediato: hanno un’interfaccia simile a Word e il risultato e simile alle news. Tutti oggetti, questi ultimi, familiari per la maggior parte delle persone.

Persone
Le intranet collaborative sono fatte dalle persone per le persone, e dobbiamo partire da loro. Attenzione: partire dalla persone nella progettazione di questi sistemi non significa intervistare quattro capetti  e distribuire enigmatici questionari al personale, ma coinvolgere le persone – il maggior numero di persone, se non tutte - nel processo di creazione e modellazione dello spazio. Capire i bisogni, individuare i contenuti, stimolare le idee, analizzare i flussi di lavoro, capire le difficoltà, valutare i diversi contesti, suggerire soluzioni, costruire e testare collettivamente l’oggetto sulla base degli input che arrivano.

Una fatica nera.

E fate attenzione che alla “sora Lella” non vado a chiedere se userebbe il wiki o la tag cluod, ma quali sono le principali difficoltà che incontra nel rapporto con le informazioni e la conoscenza, come interagisce con il resto dei suoi colleghi, quali sono che cose che sente di poter dare al progetto, per progettare poi assieme a lei un percorso che non ho definito io a priori.

Utilità
Se le persone non usano i nostri nuovi sistemi forse è perché non hanno capito la loro utilità Le persone useranno questi sistemi solo se percepiranno un’utilità immediata e tangibile. Non useranno il wiki perché è fico ma perché gli risolve i problemi. E così via per tutto l’armamentario degli oggetti 2.0. Il lavoro allora non è tanto di “introdurre” queste tecnologie, ma di essere capaci di “tradurle” in modo da supportare la realtà dei processi aziendali. Questo lavoro di traduzione è il vero valore aggiunto che consulenti e ricercatori possono fare per le imprese e i loro dipendenti.

Notate che, se fate bene questo lavoro, il risultato finale sarà sempre qualche cosa di molto diverso da quello che avevate in testa all’inizio.

Appropriazione
Come ho già detto più volte, le tecnologie sono degli oggetti non deterministici. Neanche il 2.0, che sembra promettere mari è monti, è in grado di determinare, per la sua sola presenza, cambiamenti di un certo tipo. Le tecnologie, ogni tecnologia, vive in una tensione continua con le strategie di appropriazione dei gruppi ai quali si rivolge. Questo significa che ci potranno essere sorprese: a volte il blog non funziona ma il forum si popola di messaggi. Perché? Questione di tecnologie? Questione di persone? Ogni tecnologia sussurra qualcosa, ma sono le persone che la fanno parlare in un modo o in un altro.

Se abbiamo capito questo cominceremo a guardare i gruppi di utilizzatori più che le piattaforme e progetteremo adattivamente sulla base delle linee di demarcazione naturale del territorio aziendale.

Cultura
Fare la intranet collaborativa è una scommessa culturale, e chi si accosta a questi progetti pensando solo al lato tecnologico o al lato metodologico si scontrerà di fronte a stranissimi muri di gomma. Se volete che queste cose funzionino dovete cominciare a pensare a che cosa significa, dal punto di vista culturale interno, valorizzare i talenti e i contributi individuali, aprire e rendere visibili i flussi di conoscenza, supportare i gruppi informali.  Questi cambiamenti richiedono una visione più ampia degli elementi in gioco, ed esigono attori consapevoli che sarà una lotta su più fronti.
Per questo non mi basta IT. Per  questo non mi bastano i settori operativi.

Risorse Umane
Mi dispiace ribadirlo, ma i settori che si occupano di “Risorse umane” non possono restare fuori dalla partita. La partita li riguarda, eccome. Se pensate di fare queste cose ignorando H.R. perché sono dei vecchi parrucconi vi sbagliate di grosso: li dovete avere come alleati e se avete la possibilità di fare un patto col diavolo ecco, questa è l’occasione. H.R ha i contenuti, ha la visibilità, ha le leve e, a ben guardare, gli obiettivi più nobili di un settore H.R sono gli stessi che avete voi,.
E soprattutto, lavorare con la sorda ostilità di quelli del Personale è la via più sicura per ritardare o affossare il progetto.

Sperimentazioni
I settori non sono tutti uguali, e le attività interne sono  spesso eterogenee quanto a modi e strumenti. È ovvio che ci siano delle elite professionali (come IT) e che alcuni settori siano più predisposti di altri all’introduzione dei nuovi sistemi. Non mi aspetto che un’organizzazione agisca come un’unità compatta, ma che ci siamo alcuni pionieri che fanno da apripista. Grazie al lavoro di questi pionieri  l’organizzazione comincia ad “assaggiare” alcune sperimentazioni, che faranno da “motore” per il resto dell’organizzazione. il lavoro di progettazione è quindi sempre pulviscolare, e dobbiamo accettare questo livello della sfida.

È l’ambiente organizzativo che seleziona, quasi darwinianamente, i suoi “champions” i quali avranno l’ingrato compito di portare avanti, a volte in modo solitario, alcuni progetti. In genere il loro destino è di non essere capiti e poi, una volta che il progetto ha avuto successo, di non essere ricordati (Roby, spero che a te vada meglio eh…)

Il lavoro inoltre si sviluppa nel tempo, e quello che  nasce al tempo x si sviluppa in una nuova direzione al tempo y. Ecco perché i sistemi devono essere flessibili. Ecco perché dobbiamo stare sempre con le antenne bene alzate.

Comunità di pratica
Quali sono le comunità di pratica dell’organizzazione? Siamo passati da una visione "aziendo-centrica", tipica dei primi sistemi, ad una "individuo-centrica", tipica del 2.0. La realtà è più complicata e oggi si è capito che la conoscenza non sta, tanto e solo, nella testa delle persone ma nei gruppi professionali e nelle comunità di pratica alle quali la persona partecipa. In questo senso il lavoro prima che tecnologico, diventa etnografico.
 
Ci sarebbero altre dimensioni da considerare (la dimensione del gioco, il rapporto lettori-commentatori-produttori, il ponte tra servizi 1.0 e 2.0, il design, la raccolta contenuti, i sistemi incentivanti, ecc), ma questo post si è fatto veramente lungo.

Arrivederci al prossimo convengo…
:-)

postato da 02068449 | 17:04 | commenti (3)
categorie: strategie intranet, enterprise 20



martedì, marzo 11, 2008

Il corporate-wiki che vorrei
Appunti sulle caratteristiche di un intranet wiki

Più approfondisco il tema del wiki e più tutto questo mi sembra una figata pazzesca.
Ma ho anche imparato che bisogna stare attenti e non lasciarsi trascinare dai propri entusiasmi solitari, per evitare di voltarsi e scoprire che dietro di noi non c’è più nessuno che ci segua.

E dunque, dato che in questo periodo devo occuparmi anche di questo sono stato costretto a riflettere un po’ meglio sulle caratteristiche e i requisiti funzionali del corporate-wiki ideale.

Di seguito trovate il frutto di queste mie riflessioni, ovvero l’elenco delle principali funzionalità che, secondo la mia modesta opinione, dovrebbe garantire un corporate-wiki per funzionare all’interno di un’organizzazione, in special modo di un’organizzazione abituata a ragionare in termini di portal-style (ovvero il 99% delle organizzazioni).

Permessi
Non so se è chiaro, ma nel corporate-wiki NON tutti possono scrivere tutto. Ad esempio il menù di navigazione non sarà editabile da tutti, ma solo dagli amministratori. In alcuni casi si potrà dividere idealmente il menù in varie parti, permettendo l’editing a diverse figure

Ci saranno diversi tipi di permessi, che implicheranno diversi livelli di intervento sulle diverse parti del Wiki. I listini dei prodotti, ad esempio, potrebbero essere aggiornabili solo da 10 persone del marketing, e visibili e commentabili da altre 1.000 del Customer Care. Alcune persone potranno editare tutto, altre potranno editare solo alcune parti, altre potranno solo commentare, altre potranno solo inserire documenti, e così via.

Vi sembra una violazione delle “sacre regole del wiki”? Mostratemi un wiki (possibilmente di successo) dove tutti fanno tutto e mi ricrederò.

Documentazione
Il corporate-wiki, come tutti gli spazi intranet che si rispettino, è fatto anche di documentazione, ovvero doc, xls, ppt ecc.

Per questo è necessario che la documentazione che viene pubblicata all’interno delle singole pagine create venga anche raccolta in una sezione a parte, che chiameremo “Documentazione” e che starà come label nel menù principale in alto. In questa sezione troveremo tutti i doc prodotti, sia dentro la sezione che dentro le singole pagine del wiki, con tanto di tags, descrizioni e naturalmente, il link alle varie pagine nelle quali sono allegati, se ci sono.

La pagina è ovviamente commentabile da tutti.

Menù
Il corporate-wiki ha, secondo me, due tipi di menù: un menù in alto che porta a sezioni e servizi trasversali (es: documentazione, il mio profilo) e un menù laterale che porta  a pagine e gruppi di pagine create. Come dicevo sopra, questi menù non saranno editabili da chiunque, ma solo dagli amministratori e, in alcune parti, da altri utenti identificati (ad esempio il sottomenù che parla dei prodotti sarà modificabili da quelli del marketing e così via) 

Ovviamente ci sarà una sezione di discussione collettiva e di proposta associata alla pagina del menù

Pagine
Il corporate-wiki è fatto, come tutti i wiki, di pagine create dagli utenti. Queste pagine dovranno avere una serie di caratteristiche, che in parte coincidono e in parte no con i classici spazi wiki di internet. Vediamole di seguito:

  • Commenti. Possibilità di commentare la pagina creata. Meglio se in forma visibile in coda alla pagina e in una forma  che assomiglia al forum, come in wetpaint.
  • Voti. Ogni pagina è votabile dai colleghi quanto a utilità.
  • Storia. Ogni pagina ha la sua cronologia, con le modifiche effettuate nel tempo da tutti gli utenti.
  • Notifiche. Ogni pagina dà la possibilità di ricevere notifiche (via mail o RSS o anche SMS) sulle modifiche effettuate (in questa cosa, ad esempio, è ottimo wikispaces).
  • Tag. Ogni pagina è taggabile. In questo modo ogni pagina si assocerà in modo automatico con altre pagine che hanno lo stesso tag.
  • Documentazione. Ogni pagina raccoglie a parte la documentazione prodotta. Scusate l’ossessione, ma i documenti in azienda la fanno sempre da padrone e se non ci pensiamo ci si riversano addosso come in un fiume.
  • Cartelle/categorie. Ogni pagina è raggruppabile in pagine-cartella, in modo da limitare il proliferare di pagine a cazzo. In questo senso la funzionalità di PBwiki è fantastica.
  • Wysiwyg. Ogni pagina è ovviamente editabile in modalità Wysiwyg (ci manca solo di chiedere agli utenti di imparare il markup dei wiki).

Sotto la voce “pagine” rientra anche un’altra caratteristica che secondo me è essenziale delle pagine, ovvero il fatto che in alcuni casi, certe pagine saranno visibili (non editabili, ho detto proprio visibili) solo a certe persone.

In alcuni casi, ad esempio, un listino potrebbe essere visibile nella sua interessa al manager e solo in alcune parti all’operatore. Lo so, lo so: voi penserete che questa è un’altra delle prosaiche esigenze aziendali che contrasta con l’euforico wiki-style, ma se non la garantite state sicuri che molti in aziona faranno fatica a pubblicare le cose.

Potete lavorare perché ci sia la massima condivisione, ma questa funzionalità la dovete comunque garantire.

Profili utente
Il problema cardine del modello-wiki applicato alle aziende è la scarsa visibilità degli autori.
Mentre per Wikipedia questa cosa può funzionare, in azienda, per vari motivi (credibilità, motivazioneinteriore, ecc) la visibilità è fondamentale.
In questo senso il wiki deve essere integrato con modelli che arrivano dai social network.
 
Per questo motivo il wiki in intranet ha uno spazio molto curato per i profili utente. Da questo punto di vista il modello offerto da wetpaint è formidabile (guardate ad esempio questa pagina).

Ogni persona ha il proprio profilo, il più possibile ricco e completo, compilato secondo un template predefinito. Ovviamente questo insieme di dati servirà anche come base per il cercapersone aziendale, per filtrare le persone in base alle competenze, al territorio o al settore, e per associare ogni contenuto prodotto ad una persona concreta.

Ripeto, in questo senso Wetpaint fa veramente scuola: per ogni persone sono elencati anche gli interventi fatti ed esiste sulla home page l’elenco dei top contributors. Una figata.

Non esiste dunque un corporate-wiki senza una attenta gestione dei profili utente e delle modalità semplici per risalire dal contenuto all’utente e dall’utente ai contenuti.

Template
Il corporate-wiki è alimentato dallo smanettane ma anche da chi ha poca dimestichezza. Per questo, il wiki in intranet è fatto con i template. Nel senso che, per ogni pagina che creo, il sistema mi deve far scegliere dei template predefiniti che mi aiutano nel mio lavoro. Ci potranno essere ad esempio dei template per:

  • Profili personali
  • Listini
  • Elenchi alfabetici
  • Verbali
  • Informazioni in tabelle
  • Grafici
  • Notizia con allegati documentali
  • Galleria fotografica
  • Elenco di documenti

Se non c’è  un template che mi soddisfa ne creo uno nuovo. Alla fine allora il sistema mi chiederà se voglio salvarlo e renderlo disponibile anche raglia altri. Se gli dico di si il template arriverà all’amministratore, che deciderà se pubblicarlo così com’è, pubblicarlo con qualche modifica, non pubblicarlo.


Il template nuovo sarà sempre associato all’autore.  

Home page
La home page del corporate-wiki dovrebbe contenere, secondo me:

  • Un diario giornaliero delle attività svolte (creazione pagine, modifiche alle pagine). Tipo blog, ma generato automaticamente.
  • Un box con le pagine più viste.
  • Un box con i documenti più scaricati.
  • Un box con i top contributors.
  • Una parte dedicata alle comunicazioni della redazione.
  • Eventualmente una tag cloud.  

La home page non sarà modificabile da tutti. Mi spiace.

Link
Nel corporate-wiki creare un link  deve essere facilissimo. La maschera che si apr4e quando chiedo di inserire un link ma darà varie possibilità per crearlo:

  • Crealo dall’elenco delle pagine già create.
  • Crealo dall’elenco dei profili utente.
  • Crealo dalla documentazione.
  • Crealo verso una pagina nuova
  • Crealo verso una pagina esterna

Tagging
Nel corporate-wiki, come ho già detto, i tag servono a scovare contenuti correlati e a fare associare in modo automatico le pagine tra di loro. Ovviamente ogni pagina avrà  in basso il suo elenco di tag, e ci potrà essre una pagina che riporta tutti i tagi inseriti o anche una tag cloud in home page (soluzione alla moda ma alla fin fine non moloto efficace secondo me).

Help
Esiste, nel menù principlae in alto e anche in corrispondenza di pagine e finzionaità specifiche, un completo sistema di help generali e contestuali e un corposo sistema di FAQ. Molte delle funzionalità che un Wiki offre appaiono per la prima volta agli utenti, ed è importaqnte che le persone possano imparare le cose strada facendo. 


Ok, queste sono le conclusioni a cui sono arrivato fino ad ora. Ovviamente se Cristiano, Emanuele, Fabio, Giulio, Luca, Gigi, Donatella e naturalmente tutti voi avete delle osservazioni, siete i benvenuti.

Ciao

postato da 02068449 | 12:23 | commenti (11)
categorie: strategie intranet, enterprise 20, wiki interni



martedì, febbraio 12, 2008

Dentro l'alveare

Molto interessate la prima parte di questo paper, appena pubblicato da StepTwo, dedicato alla metodologia di implementazione delle intanet e intitolato significativamente "Exploring the Intranet Hive (part 1)"

Descrive 6 componenti da gestire nel prgetto, dando 6 consigli per ciascuna componente (gli americani ce l'hanno su col 10, mentre gli australiani con il 6. Noi europei, viste le influenze greco-giudaico-cristiane, siamo ancora afffezionati al 3. Da Aristotele ad Hegel. Chiusa parentesi).

Le componenti individuate sono:

  • Strategia
  • Design
  • Contenuti
  • Cambiamenti
  • Tecnologia
  • Team

 Vi riporto un brano significativo

Intranets are never finished

An intranet is always a work in progress. Although initial intranet builds follow a reasonably linear path, once implementation has taken place there is no single path forward and the next steps will largely depend on a combination of organisational imperative and the constraints the team is operating under.

 

Dallo stesso sito vi segnalo anche il recente articolo dedicato ai tempi necessari a selezionare un CMS. Hei, capisco che ci siano dei passaggi indispensabili (e anche io sono in genere cauto), ma secondo me se la prendono comunque un po' comoda, che dite?  ;-)

 

postato da 02068449 | 12:22 | commenti
categorie: strategie intranet



venerdì, febbraio 01, 2008

Avanti e veloci: l'intervista

Sempre sullo stesso tenore, becccatevi l'intervista a Massimiliano Maini che spiega la filosofia del portale intranet "Aventi e veloci" di Fiat (vincitore del premio). Ah, l'inglese degli italiani...:-))

 

 

 

postato da 02068449 | 13:21 | commenti (1)
categorie: segnalazioni, strategie intranet


Che cos'è una intranet?

Qualcuno vuole aggiungere qualcosa a questa definizione di intranet di Richard Dennison? Io in genere comincio sempre le mie lezioni con questa domanda. Che per me resta aperta. Ma sono voltuto sare al gioco.

 

postato da 02068449 | 12:55 | commenti
categorie: vita da intranet manager, strategie intranet



giovedì, novembre 29, 2007

Nuove features per la intranet 2.0

Il questo post, all'interno di un blog di una giovane società di progettazione web, vengono proposte alcune idee di features dei nuovi sistemi 2.0 nelle intranet.  Su alcune concordo pienamente (usare gli strumenti 2.0 esterni, flessibilità e decentramento del publishing), su altri meno (come la personalizzazione), almeno per esperienza.

In ogni caso ribadisco che una intranet è "2.0" per natura, e la tecnologia può solo abilitare o meno un processo che avviene in strati "profondi" dell'organizzaizone materiale delle cose di un'impresa. Dobbiamo lavorare molto su questo strato, quotidianamente, con tenacia, affrontando ostacoli, burocrazia, ignopranza, presunzione. E paura. Se superiamo tutto questo faremo la "intranet 2.0" anche con semplici pagine html. Mano sul fuoco, su questo.

 

postato da 02068449 | 10:41 | commenti (6)
categorie: segnalazioni, strategie intranet, enterprise 20



mercoledì, novembre 14, 2007

Il redesign di Canon

Solo per dovere di cronaca riporto la notizia del re-design della intranet di Canon. Quello che vedete sotto è il wireframe rifatto

Wireframe_intranet_canon

Ok, è solo un wireframe, ma francamente non mi piace molto, voi che ne dite?
In ogni caso il redesign è stato affidato a Steptwo, che non solo proprio dei pincopallino qualunque, e a quanto diceToby Ward, il lavoro di analisi è stato intenso (Interviste, Workshop, analsi dei task, eccetera).

Siccome sto per cominciare anche io un'attività di analisi seria per la futura intranet un'azienda italiana, sono più interessato a questi aspetti metodologici, anche se spero che quello a cui arriveremo noi sia un po' più accattivante. Mah..




venerdì, ottobre 26, 2007

(auto)organizzare la collaborazione

Sempre per la serie "vecchi articoli dimenticati nei bookmark" ecco un bel post di Dave Pollard dedicato alle strategie di collaborazione e all'introduzione di metodi 2.0 nelle aziende.

il metodo è interesante per vari aspetti:

1) identifica come strategica la creazione di figure di "animatori" (i champions) che possano far crescere viralmente il modello di colalborazione aperto

2) Richiede meccanismi di auto-organizzazione e non di governo dall'alto

3) Fa leva sull'entusiasmo, le passioni e le competenze individuali, da mettere in gioco fin da subito.

Modello_collaborazione_2.0

 

Ecco il post completo con l'illustrazione della metodologia.

 




mercoledì, ottobre 24, 2007

Metterci la faccia

Sam Marshall fa una proposta non certo apocalittica, ma proprio per questo implementabile da subito sulla vostra intranet: dare un volto alle persone che ricevono i feed-back. La questione è ovvia: se alla fine degli articoli, o nelle pagine di sezione della intranet ci sono, (come è assolutamente necessario) solo dei form di feed-back o delle mail per ricevere segnalazioni e contributi, il processo rischia di restare nell'anonimato. Con il rischio delle spiacevoli conseguenze del caso (flaming innanzitutto, ma anche poca serietà nei feed-back).

E' molto più utile e produttivo che quando chiediamo un feed-back associamo a questa richiesta almeno la foto della persona concreta che lo riceverà. Questo, ovviamente è molto semplice da realizzare se, ad esempio, esiste una pagina dedicata alla redazione "allargata", con foto e mail (e altre cose) relative a tutte le persone che collaborano e che sono, di volta in volta, destinatarie dei feed-back.

Se poi il cercapersone è  già strutturato in questo modo la cosa diventa ancora più facile. Alla fine si tratta di costruire dei profili come si deve delle persone che partecipano al progetto. e come sappiamo, in intranet, tutte le persone partecipano al progetto.

E' un piccolo passo. Facciamolo.




martedì, ottobre 16, 2007

Collaborare o condividere? Problemi (quasi) filosofici

Si ha un bel dire sull'improtanza di collaborare, di condividere la conoscenza, di favorire la partecipazione. Queste cose che ho elencato non sono sinonimi: proviamo a fare un passo avanti e guardare meglio la questione.

Mettiamo che creiate un gruppo su Lotusnotes, o un teamsite su Sharepoit, o un team di progetto su yoo+, o anche un gruppo chiuso su google gruppi. Avete creato uno spazio di collaborazione per un gruppo ristretto di persone, all'interno dell'organizzazione. Ora moltiplicate questa operazione per 10, 100, 1000 gruppi: avete ottenuto una frammentazione dell'organizzazione in cluster di interesse, o in gruppi di lavoro.

Ma, nel contempo, avete anche creato dei silos funzionali, (anche se informali) che non permettono alla conoscenza di fluire in modo fluido tra i diversi gruppi.

Ma questa conoscenza puo veramente fluire?

Questo è un tema interessante (uno dei più interessanti degli ultimi tempi su questo tema, a dire il vero, ovvero: quanto la collaborazione è un ostacolo alla condivisione?

Detto in altre parole: quanto è necessario un contesto per permettere ad una conoscenza di circolare? E' ovvio che un documento o un'informazone hanno una loro storia, legata ad un contesto di scambi tra un gruppo: al di fuori di questo contesto non assumono particolare rilevanza. Se quindi prendo un documento elaborato all'interno di un teamsite e lo porto "fuori", a disposizione di tutti, l'informazione diventa insufficiente e poco significativa.  

Insomma, mentre all'interno dei gruppi si produce in gran parte consocenza tacita, difficilmente trasportabile, negli spazi aperti (ad esempio uno spazio per la modulistica o per la manualistica) si condivide conoscenza esplicita, facilmente decontestualizzabile, ma che non ha una storia di collaborazione alle spalle (almeno in forma visibile). Sembra quindi che il grado di collabrorazione sia inversamente proporzionale al grado di condivisione possibile: se le informazioni hanno una storia e un contesto, questa storia diventa un insieme denso e non esplicitabile facilmente.

Quali sono le soluzioni a questo problema? Il dibattito è aperto, e io posso solo dare il mio punto di vista.
I gruppi che elaborano conoscenza tacita sono sempre esistiti, e la creazione di gruppi chiusi non fa che prendere atto di questa situazione, fornendo un ambiente adatto alla collaborazione. Ma, allo stesso tempo esistono pratiche di confine che sono quelle che permettono ai gruppi di apprendere al loro interno e di trasportare conoscenza all'esterno. Esiste sempre la figura che connette, che passa da un gruppo all'altro, l'innovatore, colui che frequenta i "confini" delle comunità. Sono queste figure che fanno da ponte cognitivo alle conoscenze prodotte localmente (Mario che arriva nel suo gruppo in ufficio e dice: ehi, quelli del piano di sotto stanno portando avanti una cosa fichissima. Potrebbe esserci utile. Dopo vado dal mio amico che lavora lì e mi faccio spiegare meglio....).

In una intranet che si rispetti dovrebbero convivere queste diverse pratiche legate alla conoscenza: gruppi chiusi che producono collaborazione e conoscenza tacita e contestuale, gruppi aperti che permettono alla conoscena esplicita di circolare (pensiamo ad un forum interno sui problemi di Excel: in questo caso la conoscneza è meno contentuale), e infine, una pratica di "lavoro sui confini" che permette a diverse figure una partecipazione periferica ai diversi gruppi chiusi, in modo da poter fare da ponti cognitivi.  

Inoltre non è detto che le conoscenze tacite e contestuali derivate dalla collaborazione non possano, ad un certo punto, trasformarsi in conoscenze esplicite: alcuni prodotti finali possono essere messi a disposizione di tutti poiché hanno raggiunto un livello di esplicitazione tale da poter essere condivise. In questo caso la collaboraizone diventa una sorta di incubatore contestuale per la condivisione.

Di tutto questo (o quasi) si discute in questo articolo, pubblicato da StepTwo.

Buona lettura (e buona riflesisone).

 




mercoledì, agosto 08, 2007

Le barriere alla collaborazione

Lo segnalo per non dimenticarmelo, anche se lo devo ancora leggere: uno studio su come superare le barriere tra gruppi e persone in un sistema di publishing decentralizzato.

Il PDF lo scaricate direttamente da qui.

 




mercoledì, agosto 01, 2007

Il posto della tecnologia

"Non è una questione di tecnologia". Chi di noi non si è mai trovato ad ascoltare, a profferire o a discutere di questa affermazione? E' una frase talmente sentita che Andrew McAfee ne ha creato un acronimo (INATT - Is not about the technology).

Ma sarà poi vero? Per Andrew c'è un senso in cui l'affermazione è vera - ma banale - (quello in cui si afferma "non è una questione solo di tecnologia") e un senso in cui è realemente interessante - ma falsa e pericolosa (quello in cui si afferma "i dettagli tecnologici possono essere tranquillamente ignorati in questo contesto di discussione").

Il post vale la pena perché va contro ad alcuni luoghi comuni che io stesso mi sono trovato a frequentare (e a propagare).

Il fatto indiscutibile sul quale concordo con Andrew è che le tecnologie vanno frequentate assai, prima di poter concentrarsi sugli aspetti veramente rilevanti (le persone, i meccanismi di governance, la conoscenza prodotta ecc).  Se usiamo le tecnologie come bacchettta magica (ed è l'uso a cui cerca di rispondere il primo senso di INATT) ovviamente faremo un buco nell'acqua. Ma se le consideriamo al contrario fattori totalmente ininfluenti ci ritroveremo con utenti che la penseranno allo stesso modo.

Ma c'è un punto sul quale non sono d'accordo con Andrew, ed è nel considerare banale, almeno in Italia, il primo senso di INATT (ovvero quello che dice "non è una questione solo di tecnologia"). Forse dalle sue parti sarà banale, ma qui da noi ci sono ancora fior di progetti che nascono sulla spinta di tecnologie ritenute "magiche" (e col 2.0 si sono fomentate ancora di più).

Ecco il post.

postato da 02068449 | 18:29 | commenti
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Piccoli regali da Flick

Questo Frank Hamm ha postato su Flickr una marea di foto interessanti del loro lavoro sulla intranet (come questa o questa).Putroppo non so il tedesco, ma mi sembra un ottimo lavoro, specialmente sul piano del modello di lavoro (ah, questi tedeschi...).

Qui trovate l'album completo.

 




lunedì, luglio 23, 2007

Un 5% di docce fredde

Non che ci dispiacciano le docce fredde in questo periodo, ma insomma questa è fin troppo gelida.

Si sente parlare spesso di personalizzazione della intranet (tipicamente, la possibilità da parte di ciascuno di aggiungere/togliere/modificare elementi - o widgets come si dice in gergo - dalla propria home page). Anzi, per la cronaca, per alcuni (come JMC) questa è l'evoluzione più prossima e probabile tra le tante evoluzioni possbili degli standard intranet (blog, wiki, RSS, Podcasting, ecc.).

Ecco un esempio:

intranet_personalizzata_(fonte: intranetblog di toby ward)

 

Il fatto è questo: ad oggi nelle le aziende che propongono al loro interno  intranet personalizzabili, solo una media del 5% degli impiegati (ovvero gli smanettoni, come al solito) usa realmente i sistemi di personalzizaizone proposti.

Effettivamente, con tutto il rispetto, non ce la vedo la sòra maria che va nella sua area amministrazione a cambiare i widget. Che sia una cosa per la prossima generazione di impiegati? (scusate il pessimismo, fa caldo e io sono a Roma al computer col ventilatore).

Ecco l'articolo di Toby Ward.

 

postato da 02068449 | 10:02 | commenti (2)
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giovedì, luglio 05, 2007

Segnalazioni

Alcune segnalazioni di articoli interessanti (in inglese)

Pensieri sulla (poca) interazione in intranet (da Intranet Banchmarking forum)

Perché le organizzazioni non passano al 2.0? Le scuse adottate e le rispste possibili (daJMC)

Che cosa significa "personalizzazione" in intranet (da Steptwo)

Personalizzazione vs. segmentazione in intranet (da Steptwo)

Usare la intranet per le forze di vendita (da Communitelligence)

Usare gli emoticons per valutare i contenuti in intranet (da Intranetblog)

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martedì, giugno 26, 2007

Wiki-lavori in corso

Sto facendo le mie belle prove. Con Cristiano abbiamo registrato un account su Socialtext, la piattaforma americana di enterprise-wiki (da notare che abbiamo scelto socialtext perché è un'azienda che ha pubblicato dei casi di studio bellissimi e questo ha fatto la differenza nel trovarla e nello sceglierla (capito quanta differenza fanno contenuti buoni sui propri siti, anche commerciali?).

Beh, insomma, abbiamo aperto un piccolo wiki per discutere, ma guarda un po', di come usare al meglio i wiki dentro le aziende.

Wiki_intranet

 

Se avete un po' di tempo vale veramente la pena: Socialtext consente l'apertura di un wiki limitato a pochi utenti, ma è ottimo per fare delle prove e testare le funzionalità di un wiki in generale. Man mano che lo provo la mia perversa corporate-fantasia cresce...



Il ruolo strategico degli "evangelisti"

Toby Ward segnala il caso della intranet di Motorola, decisamente improntata a logiche 2.0. Il caso è interessante, tra le altre cose, perché pone in luce il ruolo degli "evangelisti", ovvero di quelle "elite professionali" che in qualche misura fanno da traino o "testa di ponte" nello spingere le persone ad adottare i nuovi modelli di collaborazione e comunicazione (ma, in generale, tutti i nuovi modelli organizzativi).

Nel caso della Motorola si è trattato di 250 persone (chiamate "Knowledge champions"), piazzate strategicamente in tutti i settori aziendali. Questo fatto non è un mero accessorio nelle strategie di comunciazione digitale dentro le imprese: per quanto mi riguarda l'individuazione di queste elite e di queste figure-chiave fa parte integrante della strategia di approccio alla intranet.

Può trattarsi di persone particolarmente "skillate" o di settori che culturalmente si trovano più avanti, o di gruppi che si sono trovati, anche loro malgrado, sulla "frontiera". In ogni caso individuare questi gruppi e queste persone è fondamentale per permettere una adozione "dal basso" di questi sistemi.

Adozione che si basa spesso (come anche nel caso della Motorola) sul passaparola organizzativo

postato da 02068449 | 13:52 | commenti
categorie: segnalazioni, strategie intranet, enterprise 20


Un mondo oltre l'email

monster_mailI tipi di cui parlo nel post più sotto avranno il loro da fare: secondo l'ultima ricerca Avanade condotta su 400 imprese mondiali la strategia di collaborazione digitale delle imprese è ancora "impresisonistica" e affidata, indovinate un po', prevalentemente alla mail, l'onnivoro canale informativo con il quale oggi facciamo tutto: dalle riunioni virtuali al repository progettuale.

Solo un'azienda su 5 sta uscendo da questo gorgo, usando sistemi di collaborazione intranet in modo inteligente. Sarà la volta che la smetteremo di collezionare 200 messaggi al giorno pieni di Re:Re:Re:Fw:Fw:Re?


postato da 02068449 | 13:34 | commenti
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venerdì, giugno 08, 2007

Blog in intranet? Si può fare. Parola di Paolo Valdemarin

L'ho beccato per caso (grazie, o mio aggregatore dei miracoli!!) e ve lo sgnalo perché ne vale *veramente* la pena (se avete 30 minuti da perdere: la parte importante dell'intervento, a mio parere, è quella centrale).

E' un video nel quale Paolo Valdemarin discute con Marco Formento dei blog interni. Il video lo trovate sul blog di Federico Fasce.

SI parla di blog interni, di conoscenza, di partecipazione, del ruolo dei manager, dei meccanismi di publishing (il tutto condito con divertenti aneddoti). Tutte cose credo abbastanza interessanti per i lettori di questo blog.

Buona visione (e presto spero di farvi anche una sorpresa).
 

postato da 02068449 | 11:23 | commenti (2)
categorie: strategie intranet, enterprise 20, blog interni



mercoledì, maggio 30, 2007

Passaparola

Due segnalazioni stamattina: la prima è un articolo dell'intranetjournal sul valore del passaparola tra gli utenti della intranet (cioè i vostri colleghi) e sulla necessità di progettare pensando a loro.
Citazione:

Never underestimate the impact of word-of-mouth marketing to affect overall user opinion of a system. Traditional marketing can only do so much. It can be used to create awareness of a system, but the real marketing will come from within the user community itself.

La seconda è la notizia che Jmc mi ha citato in un suo post per un commento che le avevo lasciato all'epoca  La cosa sorprendente non è tanto questa quanto il fatto che io sia riuscito, all'epoca, a farmi capire in inglese. Per un provincialone come me è una notiziona.

 

 

postato da 02068449 | 09:42 | commenti (1)
categorie: segnalazioni, strategie intranet



martedì, maggio 22, 2007

Come aumentare il traffico

Che la intranet sia un sitema guidato dall'utente è risaputo. E' proprio del web quello di essere "plasamato" dagli utilizzatori e di vivere della loro presenza attiva.

Intranet non fa eccezione, anzi, il suo non utilizzo è un peccato ancora più grave che il non uso di un normale sito web. Una intranet che viene usata raramente è una intranet scadente. Una intraent che viene usata solo da pochi è una intranet elitaria e inefficace. una intranet che non viene usata tutti i giorni è una intranet morta, e per quanto ci possiamo sforzare di renderla gradevole è evidente che dobbiamo ripensare le nostre strategie.

Il Buon Toby Ward prova ad elencare alcuni consigli per rendere lo spazio vivo e per aumentare il traffico.

1) Mettere la home page della intranet come defalut del browser dei dipendenti (questo è un po' violento come consiglio, e ha anche il fiato corto, ma tant'è...)

2) Affiancare alla intranet una newsletter che arrivi per mail (ok, ce l'ho)  

3) Coinvolgere il CEO con storie e webcast o altre forme di comunicazione (ottimo)

4) Premi, gare, quiz. Ad esempio, tanto per stare sul semplice, instant poll sulla home tutti i giorni

5) Servizi "apppiccicolsi". In questo senso Ward vede tutto quello che riguarda il rapporto vita/lavoro (bacheche annunci in primis).

Possiamo aggiungere qualche altro consiglio?

6) Qualche cosa di nuovo tutti i giorni, in automatico. Ad esempio l'aforisma del giorno, i compleanni del giorno, la Borsa, il meteo ecc. Queste cose sono "instant content" che non vi costanto nulla editorialmente ma che rendono lo spazio fresco e "visitabile" sempre.

7) Servizi "killer"  come lo statino paga, le timbrature, il cercapersone

8) Abilitare i commenti dei dipendenti alle news

9) Abilitare i feed RSS alle news

10) Incrementare gli spazi di community e di autopublishing (foto in primis)

11) Mettere la foto di ciascun dipendente nel cercapersone

12) Creare meccanismi di ranking dei contributi che vengono pubblicati sulla intranet

13) Creare un ranking dei contributori sui forum (dal basic al topo level)

Sono tutte cose nelle quali entra in gioco l'azione concreta delle persone. E le persone vanno nei posti che un pochino li rispecchiano.

 

postato da 02068449 | 18:13 | commenti
categorie: segnalazioni, strategie intranet



giovedì, maggio 10, 2007

Intranet collaborative: un caso di studio

IntranetJournal ha pubblicato due giorni fa un articolo *bellissimo* che ritorna sul caso della intranet di Placemaking. Siccome credo che questo atrticolo sia molto, molto importante per tutti noi ho pensato non solo di segnalarlo, ma anche di tradurlo.

Credo che tutti noi che ci occupiamo di intranet, comunicazione interna, comunità di pratiche abbiamo molto da imparare da questo caso.

Eccovi la mia traduzione (l'articolo è lungo, ma ne vale la pena, dalla pima all'ultima parola). E scusate se ho fatto errori o sono stato impreciso in alcuni punti: ho fatto quello che potevo eh...-

Buonissima lettura (e se poi volete dire che cosa ne pensate di questo casi di studio...)

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Come migliorare la visibilità di intranet
(articolo tradotto da IntrantJournal del 8 maggio 2007)
 
Molte aziende rilevano che, quando arriva il momento di rinnovare la intranet, gli impiegati sono lenti ad abbracciare (o a volte anche solo a capire) la nuova filosofia legata a contenuti generati e controllati dagli utenti stessi, tools di social software e altre nuove tecnologie.
 
Questa fin troppo frequente tendenza ad un uso “anemico” delle intranet era la norma dentro Intratwest, l’azienda canadese. Ma una sua divisione interna, la Placemaking, ha fatto un significativo passo in avanti nell’uso della intranet, decuplicando la media di pagine viste per ogni impiegato, una volta che ha adottato una nuova strategia basata sul software ThougtFarmer.
Quello che segue è il caso di studio che spiega come ci è riuscita e come è riuscita a coinvolgere e fidelizzare gli impiegati.
 
Storia del progetto
Placemaking (325 impiegati) è la divisione “real estate” di Intratwest (25.000 impiegati). Placemaking realizza villaggi turistici in giro per il mondo, includendo Whistler-Blackcomb (British Columbia), Mountain Creek (New Jersey), and Tremblant (Quebec).  
 
Tracy Hutton, capo della formazione in Placemaking, voleva fare forza sulla intranet per creare una community interna all’azienda, recentemente riorganizzata internamente. Voleva anche un sistema per “catturare” online il capitale intellettuale dell’azienda.
 
La intranet esistente, realizzata nel maggio 2004, era poco aggiornata e poco usata (in media 0,5 pagine viste per impiegato al giorno). Hutton doveva sviluppare una nuova intranet mantenendo la vecchia, senza neanche avere una sola persona full-time sul progetto.
 
La soluzione: social software
I creatori di ThougtFarmer, Chris McGrath e Darren Gibbosn, si accostarono a Hutton con l’idea di usare una tecnologia basata su wiki per creare una intranet che si “autoalimentasse” democraticamente attraverso il contributo di tutta l’azienda.
 
Hutton accolse l’idea, con l’approvazione del management. La nuova intranet fu lanciata nell’aprile 2006., sulla piattaforma sociale ThougtFarmer. La nuova intranet è costruita sulla base del principio di editing “aperto” proprio dei wiki. Tutti gli impiegati possono aggiungere ed editare contenuti, anche sulla home page.
 
Tutti i cambiamenti sono riportati in home e un motore interno indicizza tutti i contenuti. Pagine e persone sono intrecciate: ogni pagina è linkata al profilo dell’autore e ogni profilo linka alle pagine fatte dalla persona.
 
Diversamente dai wiki, però, la intranet ha una struttura di contenuti organizzata gerarchicamente, con una navigazione autogenerata. Questo perché si è pensato che i “non addetti ai lavori” non avrebbero trovato usabile il sistema "classico". E così, ciccando il bottone “add page” si crea automaticamente una sotto-pagina della pagina corrente.
 
L’utilizzo si decuplica
Subito dopo il lancio, l’utilizzo si decuplica e sale a 5 pagine viste al giorno in media per ogni impiegato. Questo incremento si è mantenuto stabile per 6 mesi.
L’utilizzo è pervasivo: c’erano 1.486 visitatori unici nel secondo trimestre dopo il lancio. Con solo 325 impiegati, ciò significa che oltre 1.000 impiegati “esterni”, la maggior parte appartenenti al Gruppo Intrawest, usavano la intranet (anche se non pubblicizzata, gli impiegati del Gruppo possono accedere in sola lettura alla intranet di Placemaking).
 
In settembre, Mike Hartigan, un project manager di Vancouver, crea una pagina che parla di un metodo di rifinitura dei pavimenti che ne migliora l’aspetto e che abbatte i costi. Usando questo metodo dice di aver risparmiato 500.000 dollari nella costruzione di un villaggio turistico e di aver ridotto i tempi.
 
Gli altri project manager in Florida e Nevada cominciano a commentare la pagina, chiedendo ulteriori dettagli. Come risposta, Mike carica le foto del lavoro finito e risponde alle singole domande. Gli altri project manager pianificano le future opere edili seguendo le informazioni contenute nel metodo spiegato da Mike.
 
In un’altra occasione, un manager edile condivide il suo approccio per l’illuminazione dei condo-hotels. Con il suo sistema lui ha risparmiato circa 200.000 dollari in progetti che costano, mediamente, 30 milioni di dollari.
 
L’azienda gestisce progetti per un sacco di milioni di dollari all’anno. Questi consigli di costruzione, se implementati sistematicamente in ogni progetto, faranno risparmiare all’azienda milioni di dollari. Senza il modello “ognuno-scrive-sulla-intranet” c’è qualche dubbio che queste idee sarebbero emerse e sarebbero state condivise.
 
Il primo servizio che la intranet ha fornito si chiama “il posto degli impiegati" (Palces): un angolo personale nel quale ogni impiegato può creare e modificare il suo profilo e creare delle sue pagine.
Ogni volta che un impiegato aggiungeva informazioni sul suo profilo, la popolarità dello spazio aumentava. Entro 3 mesi, praticamente tutti gli impiegati avevano messo le informazioni sui propri contatti, un terzo aveva completato il profilo e il 15 per cento aveva creato delle pagine.
 
I contributi del Presidente
Il Presidente di Placemaking, Drew Stotesbury, è diventato un membro attivo e propositivo di questa intranet collaborativa, postando articoli, caricando foto e aprendo dei thread nel forum.
 
L’azienda a cui appartiene Placemaking, ovvero Intrawest Corporation, è stata recentemente acquisita da Fortress Capital. Durante il periodo di incertezza che ha prededuto l’annuncio, Stotesbury ha usato la intranet per cercare di alleviare la situazione presso gli impiegati. Ha scritto aggiornamenti regolari sull’andamento delle cose, rispondendo alle domande.
 
Il suo ruolo chiave ha contribuito a cambiare l’atteggiamento complessivo dello staff, e gli impiegati hanno cominciato a vedere la intranet come una cosa seria e un utile strumento di discussione e comunicazione.
 
Nei sei mesi dopo il lancio, non c’è stato alcun episodio di cattivo utilizzo o di abusi da parte degli impiegati. Nessun contenuto è stato postato anonimamente, dato che la intranet di integra con l’active directory del personale. Gli impiegati si assumono la responsabilità di quello che pubblicano e questa politica di auto-regolazione sembra che funzioni perfettamente.
 
 
Sfide
In ogni social network, in genere, un piccolo gruppo di utenti è autore della gran massa di contenuti creati. Questo è vero anche per la intranet di Placemaking.
 
Sul lato della partecipazione, solo la metà (circa) degli utenti è andata oltre il solo mettere i propri contatti e ha caricato foto, postato commenti o creato pagine. C’è un piccolo network di utenti che è responsabile della maggior parte delle pagine create, commenti ecc. Fare diventare membri attivi gli utenti che “stanno a guardare” è una delle attuali sfide.
 
Il software di collaborazione è nuovo e imperfetto. Non c’è dubbio che la mancanza di partecipazione, in alcuni casi, è frutto di queste imperfezioni. Una delle cose più richieste è un efficiente sistema di “alert” quando qualche cosa cambia sulla intranet.
Ma non in modalità RSS, sconosciuta ai più, ma semplicemente via mail.
 
In dicembre, Placemaking migrerà su ThougtFarmer 2.0, che include questi alert via mail. Inoltre la nuova versione includerà tagging, social bookmarking, link correlati ecc. Si spera che queste nuove aggiunte incrementeranno la partecipazione.
 
“Tutti-possono-pubblicare” è ancora un concetto estraneo
 
Qualche utente non pubblica su intranet perché il concetto gli e totalmente estraneo. Per esempio: un utente ha chiesto sulla intranet chiarimenti a un collega su come fare un cambiamento sulla intranet, una procedura che poteva fare benissimo da solo. Molti utenti sono ancora inesperti nell’uso delle interfacce di editing dei contenuti.
 
In una grande azienda, il costo del software è minimo rispetto al valore della conoscenza condivisa. Gli investimenti intranet di Placemaking sono sotto i 100.000 dollari. Denaro recuperato già solo dalla suggestione del costruttore sull’uso delle luci.
 
Inoltre, Hutton è convinto che la intranet “sociale” ha aumentato il senso di comunità e il senso di appartenenza all’azienda. Questi benefici sono difficili da quantificare.
 
Oggi, circa il 50% degli impiegati Placemaking non scrive su intranet. Ma gli impiegati non possono essere “forzati” a partecipare. Devono prima vedere e credere che la partecipazione fa bene innanzitutto a loro stessi.
Questo è un “salto” culturale che richiederà ancora un po’ di tempo.

 

 




lunedì, maggio 07, 2007

Catalizzatori di cultura

Veramente molto interessante l'ultimo post di Dion Hinchcliffe, dedicato allle applicazioni 2.0 dentro le aziende e alla cultura interna.

Da una parte troviamo la considerazione che spesso le innovazioni tecnologiche sono molto più mature delle innovazioni culturali e qualunque progetto deve fare i conti con questo GAP (ho messo la parola in maiuscolo perché per me è l'acronimo di:  "Gerarchie", "Abitudini", "Paura").

Dall'altra parte vediamo che le applicazioni 2.0 permettono facilmente, per la loro propria natura, il superamento di una serie di ostacoli alla partecipazione e riducono piuttosto facilmente i tempi di applicazione di questi sistemi, poiché favoriscono lo "sporcarsi le mani" da parte delle persone.

Ovviamente ci sono delle condizioni che possono favorire od ostacolare questo processo e Dion ne elenca alcune (la scarsa familiarità con questi tools da parte di chi ha una certa età, la necessità di approntare meccansimi di reputazione per migliorare il "ranking" delle informazioni, la difficoltà a governare in modo efficiente le informazioni che si producono). Sarà compito dei progettisti delle intranet di nuova generazione tenere conto di questi fattori.

Credo comunque che, nel complesso, ci sia un eccesso di ottimismo da parte di Dion. Il GAP è ancora molto forte e bisognerà agire su più fronti per superarlo, anche se.queste tecnologie possono (anche se non necessariamente) dare il loro contributo verso una nuova prospettiva culturale nelle organizzazioni.

 

postato da 02068449 | 11:55 | commenti (3)
categorie: segnalazioni, strategie intranet, enterprise 20



mercoledì, maggio 02, 2007

Io lavoro. Lavoro e basta

Ok, quando i lettori che mi hanno messo nel loro aggregatore scopriranno che i feed di Splinder sono fermi da due settimane avranno un sacco di cose da leggere (Splinder è veramente mitico, dovrebbe fare una joint Venture con Telecom Italia...)

Comunque, vi segnalo questo articolo di Andrew McCafee, che riflette su questa semplice domanda: le applicazioni di condivisione della conoscenza aziendale, (1.0 o 2.0)  sono una perdita di tempo per gli impiegati?

Ecco l'articolo.

 



La nostra frontiera

Paul Miller parla dei "blog del Vertice", un tema che personalmente sento molto vicino e che credo ci riguardi in modo particolare. Siamo un Paese piramidale, dove le gerarchie aziendali contano molto. Molto. Molto.

Credo quindi che I blog del vertice siano una specie di frontiera per la comunicazione interna nel nostro Paese, molto più che da altre parti.

E credo che in ogni progetto intranet italiano che si rispetti ci dovrebbe essere un "angolino" in cui si dice che in un futuro, prossimo o lontano, questa cosa si farà.

Nel frattempo Paul prova ad elencare alcune regole di base per il blog dell'AD, che sottoscrivo:

1) Posterò argomenti interessanti con regolarità
2) Parlerò in veste di AD, ma anche come semplice collega
3) Permetterò i commenti e risponderò ad essi, anche se sono commenti sui quali  non sono d'accordo (purché ediucati e in accordo con le regole interne)

Aggiungerei altre piccole regolette:

4) Posterò io personalmente, e non una selva di portaborse che firmano le cose per me
5) Parlerò dei nostri successi, ma anche dei nostri insuccessi; metterò in luce la forza della nostra azienda, ma anche i suoi punti di debolezza
6) Dedicherò un piccolo spazio nella mia giornata a leggere personalmente i commenti
7) Mi preoccuparò di concretizzare, quando possibile, le idee che emergeranno nel blog

Ecco l'articolo.

 



A chi resta il cerino?

Martin White torna sul tema della leadership dell'intranet. Un tema spesso a cavallo tra desiderio di appropriazione e ansia di delega. 

Dall'articolo:
"As an intranet consultant, there are times when I am tempted to say that all my clients have the same problems; only the solutions differ. The best example of this is when I am asked which department should be responsible for intranet management. My task is then to quickly read between the lines of the question to judge whether the managers concerned want me to make the case for them to hand over the intranet to someone else, or to justify why they themselves should be the owners. The answer I give always upsets someone, just hopefully not the person paying my fees. The problem is that there is no standard answer, as it depends on a number of different factors, including organizational structure and culture."

Ecco l'articolo.

 

postato da 02068449 | 09:28 | commenti
categorie: segnalazioni, strategie intranet



martedì, maggio 01, 2007

Per fare una passo avanti fatene due indietro

Vi segnalo un articolo *bellissimo* di James Robertson, dedicato al processo di design dell'architettura dell'informazione per le intranet.

La tesi dell'autore (che condivido pienamente) è che il processo di costruzione, per una intranet, comincia due passi indietro rispetto al design tradizionale. Mentre nei siti web esterni si comincia con lo studio dell'utilizzo del sito da parte degli utenti, in intranet ci sono due passi preliminari fondamentali:

  • l'analisi dei bisogni 
  • la definizionie degli scopi e della strategia

 

Processo_design_architettura_intranet

 

Vi sugggerisco di leggere il caso di studio riportato, relativo ad un call center: gli architetti dell'informazione erano partiti con in testa alcune idee: identificare le domande più frequenti dei clienti, portare tutta la carta su intranet,  e così via.

Due giorni di "full immersion" nei processi lavorativi concreti sono stati sufficienti a capire che i bisogni erano altri: consultare rapidamente le vecchie brochure, capitalizzare le informazioni che arrivavano via mail eccetera.

Il caso è interessate, perché porta alla luce che lo studio di una intranet è innanzitutto uno studio etnografico e solo successivamente diventa un processo di design tecnologico. Spesso la "cattiva architettura" manifesta è solo un sintomo.

Ecco l'artcolo. Da leggere attentamente. 

 

postato da 02068449 | 12:01 | commenti
categorie: strategie intranet, intranet design



giovedì, aprile 26, 2007

I CMS nell'era del 2.0

Seth Gottlieb & Brice Dunwoodie hanno scritto un articolo molto interessante (scovato via Columntwo) su come dovrebbero camabiare i CMS delle intranet nell'era del 2.0.
La prima parte dell'articolo spiega, in modo molto chiaro, che cos'è il 2.0 (vale la pena di leggerla anche se sono argomenti conosciuti) mentre la seconda parte prova a elencare quali caratteristiche dovrebbe avere un CMS di nuova generazione per allineare le sue funzionalità a quelle ormai presenti nei nuovi spazi 2.0 nella Grande Rete.

Sono indicazioni importanti, che mostrano, peraltro, come il 2.0 fosse in parte nel DNA delle intranet molto prima del suo arrivo sulla scena della Rete.
Oggi abbiamo le tecnologie, i format e la cultura per soddisfare nel modo milgiore delle esigenze che in intranet seintivamo da anni. Non dovremmo fare altro che usarle.
Ecco una sintesi dele caratteristiche elencate:


 
- Avere un'interfaccia semplice e senza fronzoli, facile da usare e focalizzata sui contenuti. A persone


abituate a postare sui blog o a inserire video su  Youtube non si può poi chiedere di usare il CMS di mia nonna con 10.000 passaggi anti-intuitivi.


- Permettere immediatezza di pubblicazione, proprio come nei migliori siti 2.0, senza complicatissimi workfolw approvativi che ci considerano "colpevoli fino a prova contraria".


- Permettere l'uso di applicazioni "ricche", costruite con le nuove tecnologie come Ajax, in modo da
permettere all'utente un'interazione ricca con  l'interfaccia amministrativa del CMS.


- Permettere classificazioni evolute dei contenuti come le classificazioni a faccette o sistemi di labeling multidimensionale, evitando le soporifere tassonomie  aziendali. Permettere agli impiegati di trovare le informazioni in modi diversi dal solito organigramma-style.


- Permettere il social bookmarking e il social tagging interno.


- Permettere, oltre all'inserimento dei dati da parte dei contributori, anche il facile inserimento di
"metadati" da parte degli impiegati (ovvero cose come "vota", "commenta", "tagga", "annota", "Segnala").


- Permettere a ciascun dipendente/partecipante di creare un proprio profilo sulla intranet (my page), in modo da farsi conoscere e porre le basi di vere community professionali, e non di silos creati a tavolino.


- Permettere ai maggiori contributori di diventare "moderatori" di una parte della community in intranet.


- Permettere una facile ricognizione e gestione dei contributi inappropriati o malvagi.


- Permettere una fruizione multicanale (es via palmare) de contenuti della intranet.


- Permettere la ripubblicazione dei contenuti in formati RSS in modo da lasciare agli utenti la possibilità di filtrare e ricevere i contenuti tramite i loro device.